architetti a Torino

 
alcuni tra i più importanti architetti che hanno operato negli anni a Torino

Bibliografia tratta dal testo "I Palazzi di Torino" di Renzo Rossotti, edito da Newton & Compton Editori

Ascanio Vitozzi (Orvieto 1539 - Torino 1615)
Monte dei cappuccini Diede una propria inconfondibile impronta all'urbanistica torinese, con eleganza, trasformando lo scenario del cosidetto centro storico. Nato ad Orvieto nel 1539, si portava alle spalle una storia militare, avendo preso parte, come capitano, alla battaglia di Lepanto. Come ingegnere militare, acquistò fama in Portogallo e Tunisia. Arrivò in Piemonte nel 1584, per proseguire nella carriera militare, ed essere quindi tra i promotori di quello che passò alla storia come il Barocco piemontese. Era stato chiamato in città da Carlo emanuele I (1562 - 1630) e trovò in Carlo Emanuele II (1634 - 1675), il sovrano mecenate in grado di rispondere alle sue aspettative.
"Architetto e ingegnere di Sua Altezza", chè di tali titoli venne insignito, è riconosciuto come il padre dell'urbanistica torinese. Firmò alcune rilevanti chiese di Torino, in particolare quella del Corpus Domini, quella dedicata in via Garibaldi alla Santissima Trinità, la chiesa sulla collina, indicata come Monte dei cappuccini, oltre il corso del Po, nonché l'Oratorio dello Spirito Santo. La risistemazione di piazza Castello reca il suo nome. Quando si allontanò da Torino spingendo lo sguardo nel Piemonte, progettò il Santuario di Vicoforte, presso Mondovì, che lascia stupefatto il visitatore colpito da tanta arditezza architettonica.
Si è a lungo discusso sulla parte che il Vitozzi ebbe per quando concerne la reggia, ossia il Palazzo Reale, progettato quando Vitozzi no nera ancora arrivato a Torino, ma non vi è dubbio che vi lavorò a lungo e con impegno, come architetto di fiducia di Carlo Emanuele I. Per alcuni non vi sono dubbi sulla progettazione della reggia, ma ce ne sono per quanto concerne la realizzazione da parte dello stesso, senza dimenticare la trasformazione che il palazzo subì nel tempo, anche strutturalmente. Vitozzi si spense a Torino nel 1615 quando la sua fama era ormai consolidata e riconosciuta.
La felice stagione architettonica vede autentici maestri che, sulla spinta dei Savoia, diedero impulso alla città che stava cambiando, trasformandola in un vero e proprio laboratorio.

Carlo Castellamonte (Torino 1565 - 1641)
Castello Valentino Padre di Amedeo, Carlo progettò l'eremo camaldolese (1602), la sistemazione a Torino di piazza San Giovanni (1622), il Castello del Valentino (1638), piazza San Carlo con i portici da entrambi i lati (1637) e il Palazzo Solaro del Borgo (1640). Gli è riconosciuto il merito di aver operato in città con un tratto di particolare eleganza. Piazza San Carlo, a cui, si è detto, dedicò tante attenzioni, già nel 1700 era considerata fra le più belle d'Europa.

Amedeo Castellamonte (Torino 1600 - 1675)
Palazzo Madama L'architetto successe al padre, Carlo, nella carriera di primo architetto e ingegnere di Carlo Emanuele II. Si deve in gran parte a lui il lavoro di ampliamento della città verso il Po, ispirato dal duca sabaudo nel 1673. Castellamonte trasformò il Palazzo Madama - il Castello, come veniva chiamato allora -, edificò la Reggia di Venaria.
Nel 1658 disegnò Palazzo Reale e il Palazzo del Senato, poi Corte d'Appello; proseguì i lavori avviati dal padre per il monumentale Castello del Valentino, costruì il Castello di Avigliana nel 1655 e, insieme al padre, lavorò alla ricostruzione del Castello di Moncalieri. Anche l'Ospedale di San Giovanni, nel centro cittadino, reca la sua firma. Rinnovatore e architetto sommo, come viene spesso indicato, già ai suoi tempi era considerato l'instancabile per il fervore con cui passava da un progetto all'altro, di fatto senza pause.

Francesco Lanfranchi (Torino 1610 - 1669)
Palazzo di Città Pittore di buon livello e architetto, operò nella città nella seconda metà del Seicento, lasciando soprattutto, come proprio monumento, il Palazzo di Città, che si affaccia sulla piazza omonima. Sono sue la chiesa della Visitazione, in via dell'Arcivescovado e quella di san Rocco, in via Sann francesco d'Assisi. Venne chiamato dai Savoia per ornare sale e corridoi della reggia di piazza Castello.

Guarino Guarini (Modena 1624 - Milano 1683)
San Lorenzo Questo abate teatino è considerato, a buon diritto, il mago del Barocco. Filosofo e matematico, prima ancora che eccezionale architetto, fu a Torino dal 1666 al 1681 dove realizzò la chiesa di San Lorenzo, in piazza San Castello, il Palazzo Carignano e la cappella sotto la quale venne custodita per anni la Santa Sindone, il lino che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro, conservando l'immagine del Redentore. Questa cupola, aperta ad archi intrecciati, è l'espressione emblematica della sua ricerca di nuovi modelli costruttivi. Fra le sue opere fondamentali, i suoi Disegni di architettura civile ed ecclesiastica. Fortemente danneggiata nell'incendio che avvolse un'ala di Palazzo Reale e il Duomo, nel 1997, la cupola, per la sua stessa struttura, ha evocato un linguaggio misterioso, quasi esoterico, forse impiegato da Guarino Guarini, simile a quello scritto nella pietra delle maggiori cattedrali gotiche della Francia, come Rouen, Amiense e Chartres, segni che si è cercato di decodificare.
Ammirando quest'angolo di piazza Castello a Torino, illuminata dalla luna, Stendhal provò, disse, l'impressione di trovarsi in un'arcana città indocinese, per effetto della cupola della Sindone e di quella vicina di San Lorenzo. Nella costruzione così misteriosa del Guarini, apparentemente fragile - che ha comunque bene resistito all'assalto del fuoco quando si temeva che potesse crollare da un istante all'altro - sembrerebbe giocarci bene la numerologia. Ogni parte del monumento pare calcolato come elemento di una sciarada di cui ci si chiese il perché: un triangolo equilatero, che di per sé già la dice lunga; forse l'abate cercava un simbolismo con la Trinità, con la Passione, con la permanenza di tre giorni del Cristo morto nel sepolcro. Tutto è stato calcolato da saggisti e narratori sulla cupola del Guarini. Il multiplo di tre, il dodici, potrebbe - è stato scritto - alludere al numero degli apostoli e il nove all'ora nona della morte di Cristo sulla croce.
I lavori di restauro hanno nel frattempo curato le ferite, rinforzato la cupola e avviato l'opera dell'abate Guarini verso il suo primitivo splendore.

Michelangelo Garove (Bissone 1650 - ?)
Rivoli
Nato a Bissone, nel Canton Ticino, nel 1650, il Garove è fra gli architetti che più hanno contribuito a firmare Torino. Legato da profonda devozione verso la casa Sabauda, in particolare al principe di Carignano, ne ricevette in cambio incarichi di alto prestigio, che svolse in un arco di tempo relativamente breve, grazie al suo ingegno multiforme e alla rapidità dell'esecuzione, così da partecipare da protagonista al terzo ampliamento della città verso ovest, dal 1702 in poi.
Fra i suoi progetti più rilevanti, il Palazzo Asinari di San Marzano, indicato anche come Palazzo Turati, la ricostruzione del Castello di Rivoli, dopo l'incendio del 1693, portata poi a compimento dallo Juvarra, il Castello di Venaria, l'altare maggiore della chiesa di San Filippo, in collaborazione con A. Bertola, e il Palazzo d'Azeglio.

Filippo Juvarra (Messina 1678 - Madrid 1736)
Superga
Maestro architetto e scultore, Juvarra, abate di Selve, viene considerato tra i massimi esponenti del barocco settecentesco, se non il più grande in senso assoluto. Allievo del Fontana, lavorò da principio nella sua città natale, ma poi, conosciuto e apprezzato Vittorio Amedeo II duca di Savoia e re di Sicilia, fu da lui condotto a Torino e ne ebbe commissionate numerose e notevoli opere, fra le quali principale la basilica di Superga cominciata nel 1714 e finita nel 1731, in Torino le chiese di San Filippo e del Carmine, la facciata di quella intitolata a Santa Cristina, in piazza San Carlo, lo scalone di Palazzo Madama e le magnifiche residenze sabaude di Rivoli e di Stupinigi.
A Lisbona ebbe l'incarico di disegnare la chiesa patriarcale e il Palazzo Ayudo.
Rientrato in Italia, si dedicò con successo a costruire la cupola di Sant'Andrea di Mantova, quella del Duomo di Como e la facciata di Sant'Ambrogio a Milano.
Qui, nel 1735, ripartì per Madrid ove tracciò il piano per il nuovo Palazzo Reale.
Dotato di ammirevole talento e di grande fecondità di concezione, fu certo tra i massimi architetti del suo tempo.
La sua impronta nella Torino barocca è non solo evidente ma di rilevante spicco.
Suo espresso desiderio era di essere sepolto a Torino, in quella Basilica di Superga che parve coronare il suo sogno di abbellire una città che amava. Tale desiderio non venne appagato, per una serie di ragioni pratiche, di infauste circostanze. La morte lo colse a Madrid, mentre tante fervide idee affollavano ancora la sua mente, ricca di straordinario intuito. Torino lo volle onorare dedicandogli una strada del centro, parallela di via Cernaia. Troppo poco, evidentemente, per un personaggio siffatto che nella gran festa del Barocco aveva lasciato una traccia indelebile.

Benedetto Alfieri (1700 - 1767)
palazzo Chiablese Nominato primo architetto del Regno di Sardegna nel 1739, fu il successore di Juvarra e suo continuatore, personalità dominante nell'urbanesimo torinese del Settecento. Sono sue numerose opere a Palazzo Reale e si dedicò con impegno al Teatro regio, che già aveva suscitato un intervento di Juvarra. Alfieri si avvalse in parte di quel progetto iniziale disegnando uno schema che teneva conto delle proporzioni di piazza Castello e il teatro si profilò fra il 1736 e il 1740. Alfieri di dedicò altresì a Palazzo Chiablese, e "mirabile" è stato definito il suo Palazzo Isnardi di Caraglio, noto anche come Palazzo Solaro del Borgo, in piazza san Carlo (opera su cui intervenne già Castellamonte). Alfieri lasciò il proprio "segno" in molte sedi sabaude e istituzionali, operando all'abbellimento di varie chiese, come quella del Corpus Domini.

Alessandro Antonelli (Ghemme 1798 - 1888)
Mole Antonelliana
Più noto per la sua smania di ricerca in opere di ardite bizzarrie, Antonelli sembra quasi esprimere se stesso nel monumento più celebre di Torino, la Mole, da lui detta Mole Antonelliana. Secondogenito di una famiglia patriarcale, compì gli studi a Milano, il ginnasio e poi il liceo, seguendo al contempo lo studio del disegno all'accademia di Brera. A Torino fu affascinato dal Bonsignore, progettista della Gran Madre di Dio. Nel 1828, a Roma, rimase affascinato dalle rimembranze archeologiche, soprattutto dei Fori. Per raggiungere la futura capitale d'Italia aveva vinto una borsa di studio di 1200 lire per ogni anno di permanenza.
Allora ebbe l'intuizione di rivoluzionare piazza Castello e rifarla ex-novo. Ne fu impedito dalla reazione che ottenne. Un'idea da respingere, inattuabile anche quando Carlo Alberto, salito al trono, ebbe una ventata di novità e di intraprendenza sotto l'aspetto urbanistico.
Strenuamente conservatrice, soprattutto per le cose di tradizionale valore a cui è da sempre legata, Torino reagì. Il nome dell'Antonelli è legato, oltre che alla Mole, ad altri edifici, fra cui la cupola di San Gaudenzio a Novara.
Torino è sempre stata gelosa custode delle stravaganze architettoniche dell'architetto, considerandoli cimeli da preservare da quegli sconvolgimenti urbanistici sempre più frequenti. Nel quartiere di Borgo Vanchiglia, ed è qui che Antonelli si è dato maggiormente da fare, c'è il palazzotto del Caffè del Progresso, proposto all'architetto dal marchese Carlo Emanuele Birago di Vische, il quale avrebbe avuto in mente una casa placida e rispettabile: due piani, con salette biliardo e bar sottosuolo, che potesse ospitare patrioti. Il che voleva dire carbonari. In corso San Maurizio, l'Antonelli tracciò il progetto e lasciò ad altri l'esecuzione. Sorse così i caffè dove si incontrarono le celebrità del Risorgimento. Se la polizia vi faceva irruzione, gli avventori si precipitavano in cantina, dove una botola portava negli infernotti. Uno piuttosto stretto, chiuso da tempo, conduceva al Po, lungo i murazzi. Un altro, di cui si fantastica ancora, costituiva forse una strada segreta per arrivare sino a Palazzo Madama.
Per molti decenni la casa fu di proprietà del garibaldino Alessandro Dalmazzo, che ne ebbe cura, conservando ogni cosa come allora, mostrando la poltrona preferita da Crispi e la tazzina per il caffè usata da Cavour. Quattro anni dopo la sua morte, la vedova si trovò a chiudere il locale.

Ferdinando Bonsignore (Torino 1760 - 1843)
Gran Madre di Dio Architetto reale neoclassico, Bonsignore progettista per i Savoia dal 1798, docente di architettura civile all'Università di Torino, è autore del tempio della Gran Madre di Dio, realizzato tra il 1818 e il 1831, per salutare a Torino il ritorno del re dopo la bufera dell'occupazione francese.
Il tempio, al fondo di piazza Vittorio Veneto, spicca sullo scenario della collina, sulle rive del Po. Bonsignore ebbe anche a disegnare mobili per l'arredamento. Il suo nome è pure legato alla facciata dell'ardito santuario di Vicoforte, in provincia di Cuneo.

Pietro Fenoglio (1865 - 1927)
Palazzo Fenoglio - La Fleur
Considerato il più famoso architetto del periodo Liberty in Piemonte, Fenoglio, in un'attività lunga più di vent'anni, ha firmato numerose residenze ispirate al floreale. Nel 1912 era entrato nel mondo finanziario assumendo cariche direttive, mentre dava avvio al periodico Architettura Italiana.
Tra le sue opere più interessanti vi sono la Casa Fenoglio - La Fleur, villino Scott, reso celebre dal film Profondo Rosso che è stato girato all'interno.

Renzo Piano (Genova 1937)
Lingotto
Dopo interessanti esperienze all'estero, in particolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, collaborò alla realizzazione a Parigi dell'imponente complesso del "Centro Pompidou" (1968 - 1971). Intervenne per la riconversione delle officine della Fiat Lingotto e produrre il nuovo Centro Polifunzionale, grandiosa area espositiva, in via Nizza. L'obiettivo di Piano si delinea volto a superare forme legate alla tradisione e a "decostruire", impiegando nuovi mezzi e tecniche avanzate per porre in evidenza le strutture nella loro essenzialità.

Massimiliano Fuksas (Roma 1944)
palazzo della Regione
Massimiliano Fuksas è nato a Roma il 9 Gennaio 1944. Si laurea nel 1969 all'Università "La Sapienza" di Roma. Crea il suo studio romano nel 1967. E' stato professore invitato presso numerose università, tra le quali la Staadtliche Akademia des Bildenden Kunste di Stoccarda, l' Ecole Spéciale d'Architecture a Parigi e la Columbia University di New York. Crea il suo studio francese nel 1989. Da molti anni dedica un'attenzione particolare allo studio dei problemi urbani ed in particolare alle periferie. Vive e lavora tra Roma e Parigi. Attualmente è membro del "Senatsverwaltung fuer Stadtenwicklung und Umweltschutz di Berlino" e del "Magistrat der Landeshauptstadt Salzburg", cioè delle commissioni urbanistiche del comune di queste due città. E' direttore della sezione di architettura della Biennale di Venezia 1998-2001. Ha vinto il premio Vitruvio Internacional a la Trayectoria 1998 della VII Biennale di Architettura di Buenos Aires Argentina. Ha vinto il Grand Prix d'Architecture a Parigi, Francia, 14 giugno 1999. A Torino interviene per il nuovo centro commerciale in piazza della Repubblica, inserita nel progetto "The Gate" che punta a riqualificare l'intero quartiere chiamato "Porta Palazzo" e per il progetto del nuovo palazzo della Regione sull'asse ridisegnato dal riassetto urbano dovuto al Passante Ferroviario.

Mario Bellini (Milano 1935)
Nuova biblioteca - Centro Culturale
Mario Bellini è nato nel 1935 e si è laureato in architettura nel 1959 a Milano, città in cui vive e lavora. La sua opera spazia dal disegno urbano e architettonico al disegno degli arredi e dei prodotti industriali. Notissima la sua attività di designer, iniziata nel 1963 con Olivetti e con Cassina e proseguita con diverse aziende italiane e internazionali. E' presente con moltissime opere nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York che nel 1987 gli ha dedicato una retrospettiva personale. Dagli anni ’80 lavora prevalentemente nel campo dell’architettura in Europa, Giappone, Stati Uniti. Tra le sue opere più note, in Italia, ricordiamo il nuovo quartiere Portello della Fiera di Milano e il centro congressi di Villa Erba a Cernobbio. Ha vinto due concorsi internazionali per la nuova National Gallery of Victoria a Melbourne, ora in avanzato stato di costruzione, e per il quartiere sud-ovest della Fiera Internazionale di Essen, completato nel 2001. In questo stesso anno ha vinto il concorso per il centro culturale di Torino comprendente la nuova Biblioteca civica centrale e un teatro. In fase di progettazione due edifici per uffici e terziario inseriti nell’Urban Entertainment Center di Francoforte e la sede italiana della Natuzzi.

 

 

 

 

 

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