| Incerto è il fondatore delle residenza, così come
l'origine del nome: pare risalga alla consorte del primo proprietario,
il milanese Renato Birago, rappresentante di Francesco I a Torino.
Emanuele Filiberto, che spostò la capitale del ducato
da Chambéry a Torino, acquistò la villa per farne
una delle proprie delizie, e incominciò i lavori, pare,
ma non ci sono prove, addirittura su suggerimento del Palladio.
Ma è con Cristina di Francia, tredicenne sposa di Vittorio
Amedeo I, che si arriva al grande progetto di Carlo di Castellamonte,
cui successe poi il figlio Amedeo. Il Castello ebbe così
la sua forma definitiva che è quella attuale, tranne tre
rilevanti particolari: l'atrio colonnato era in origine aperto
sulla vista del fiume e della collina; i padiglioni laterali
di fondo erano collegati con padiglioni gemelli più avanzati
sui quali correva una terrazza; le stesse terrazze laterali si
incurvavano a ferro di cavallo e terminavano in un elegante padiglione
centrale d'ingresso ornato di statue. L'influenza dell'architetto
transalpino si vede dai tetti a forte pendenza alla francese.
Gli interni erano riccamente decorati, e molto ricchi erano gli
arredamenti, ora dispersi. I guai per il Castello del Valentino
iniziarono con la Rivoluzione francese e l'occupazione napoleonica,
e proseguirono con la Restaurazione. Il Castello iniziò
una inesorabile decadenza; ospitò dapprima una serie di
esposizioni di prodotti industriali, e dal 1860 la Scuola di
Ingegneria. Ancora oggi è la sede della Facoltà
di Architettura.